Ad ottobre Fondazione Triulza ha partecipato a Siena al XIX Colloquio Scientifico sull’impresa sociale, promosso dalla rivista Impresa Sociale con il supporto organizzativo e scientifico di EURICSE, in collaborazione con IKIGAI Social Hub e Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Due giornate di confronto tra mondo della ricerca, professionisti e organizzazioni dell’economia sociale dedicate a una domanda centrale, ovvero come deve evolvere l’impresa sociale per essere all’altezza delle trasformazioni economiche e sociali contemporanee?
Ad aprire il confronto è stato, tra gli altri, Jean-Louis Laville, tra i principali studiosi internazionali dell’economia sociale e solidale, con un intervento dedicato al ruolo dell’impresa sociale tra logiche tecnocratiche e dimensione comunitaria. Nel corso delle due giornate il dibattito ha attraversato alcuni dei principali nodi che interessano oggi il settore, dal rapporto con le comunità e i territori al lavoro e alle competenze, fino alla relazione con la Pubblica Amministrazione e con le imprese profit, alla finanza, alle tecnologie, alla partecipazione e alla costruzione di nuove alleanze.
Dal confronto è emersa una visione dell’impresa sociale chiamata a rafforzare e riaffermare la propria identità nel circuito economico e nel tessuto sociale.
Una parte significativa del Colloquio è stata dedicata alla riflessione sulle strategie e gli strumenti per accompagnare lo sviluppo dell’impresa sociale. Fondazione Triulza ha preso parte attivamente a questo percorso contribuendo ai lavori promossi da IKIGAI Social Hub e, in particolare, al tavolo “Territori e alleanze: nessuna impresa sociale attraversa la complessità da sola”, portando nel confronto le proprie esperienze e pratiche e mettendole in dialogo con quelle delle altre realtà coinvolte. Il percorso è confluito nel BarCamp dedicato alla costruzione condivisa dell’indice di un toolkit per l’accompagnamento all’imprenditorialità sociale, nato dall’incontro tra ricerca e pratica e dalla messa in comune di approcci, strumenti ed esperienze.

Il confronto sui territori e sulle alleanze ha fatto emergere il rischio di un progressivo scollamento dell’impresa sociale dai territori e dalle comunità di riferimento, insieme a un deficit di partecipazione che può indebolire la capacità di leggere i bisogni e, di conseguenza, la qualità e l’efficacia degli interventi. Diventa quindi necessario tornare a concepire le relazioni non soltanto come reti funzionali alla realizzazione di singoli progetti, ma come alleanze durature, capaci di aggregare soggetti diversi intorno a obiettivi comuni e di contribuire, attraverso l’azione collettiva, a ripensare i paradigmi economici dominanti. Il radicamento territoriale e la costruzione di alleanze diventano così anche strumenti attraverso cui l’impresa sociale può recuperare e rinnovare la propria funzione politica, incidendo sul modo in cui una comunità riconosce i propri bisogni, organizza le risposte e produce valore.
A questo tema si lega quello della sostenibilità economica. In uno scenario caratterizzato dalla contrazione delle risorse pubbliche e dalla difficoltà, per molte imprese sociali, di accedere a risorse adeguate e continuative, diventa necessario individuare nuovi equilibri che consentano di continuare a garantire servizi di qualità senza comprimere la remunerazione e le condizioni di lavoro degli operatori o ridurre la qualità e l’efficacia degli interventi. La sostenibilità economica non può quindi essere perseguita a scapito della missione sociale, ma deve diventare una condizione per preservarla e rafforzarla.
All’interno di questa riflessione Fondazione Triulza ha portato la propria esperienza sul social procurement come possibile strategia di resilienza per l’impresa sociale. La costruzione di alleanze con le imprese for profit può infatti contribuire a diversificarne le fonti di ricavo e a ridurre la dipendenza da risorse pubbliche sempre più limitate, aprendo nuovi spazi di sostenibilità economica.
Il rapporto con il mercato privato richiede però all’impresa sociale di mantenere salda la propria identità, anche nel confronto con soggetti che operano secondo finalità e logiche differenti. Il social procurement può così rappresentare uno strumento per portare il valore sociale all’interno di filiere e relazioni economiche nelle quali fatica ancora a trovare spazio. Non si tratta quindi di avvicinare l’impresa sociale al modello dell’impresa profit, ma di creare nuove occasioni di collaborazione nelle quali la sua specificità, il suo radicamento nei territori e la sua capacità di rispondere ai bisogni sociali possano diventare un valore riconosciuto anche all’interno del mercato.