Un luogo è molto più di un punto nello spazio definito da coordinate geografiche, ma spazi di relazioni, identità e valori, contenitori di senso. Questo è stato lo spunto da cui è partita la VII edizione del Social Innovation Campus in MIND che passa da due a tre giornate (25, 26 e 27 febbraio) per rispondere alla grande partecipazione delle scuole superiori e ITS di tutta Italia con esperienze di alta qualità. Nelle tre giornate di febbraio, gli studenti sono coinvolti attivamente in circa 200 iniziative sull’innovazione sociale in presenza e online, costruite in collaborazione con oltre 70 partner.
Alle studentesse e agli studenti, veri protagonisti del Social Innovation Campus, vengono offerti strumenti e argomenti per progettare proposte su luoghi di futuro: nella doppia accezione di “luoghi del futuro” – non ancora realizzati eppure reali, già presenti nella narrazione e nell’immaginazione – e di “luoghi in cui si costruisce il futuro”, mettendo in campo i loro talenti e utilizzando soluzioni tecnologiche di innovazione sociale. I team partecipanti agli hackathon in presenza e online co-progetteranno durante tutto il 25 e il 26 febbraio su sfide reali supportati da mentor di Umana e dai partner proponenti: Microsoft propone una sfida trasversale sull’utilizzo dell’IA per rispondere alle challenge con soluzioni innovative; Fondosviluppo – Confcooperative chiede proposte per i Borghi del futuro: abitare e cooperare nelle aree interne; Lendlease e Federated Innovation @MIND su come valorizzare i Citizen Data per rendere la vita più semplice, sostenibile e connessa; il Futuro dell’alimentazione è la sfida di Fondazione Cariplo e Cariplo Factory; Unipol Assicurazioni propone il tema della Mobilità e delle disuguaglianze; Principia chiede ai team soluzioni per far convivere Biodiversità e uso intenso dello spazio pubblico. Previsto un montepremi di 5000 euro.
All’evento di apertura il tema dei luoghi è stato affrontato da diversi punti di vista, quello della ricerca e della scienza, quello della formazione e del lavoro, quello della cooperazione e della competizione, quello dell’accessibilità, della cultura e dello sviluppo urbano, ma con lo sguardo rivolto all’impatto e alla sostenibilità. Il confronto sul tema è partito dal dialogo tra un economista, Mario Calderini, professore ordinario del Politecnico di Milano, e una germanista, Marina Brambilla, Rettrice dell’Università degli Studi di Milano. Calderini ha sottolineato la necessità di mettere al centro dello sviluppo territoriale la progettazione sociale e la generazione di impatto. Brambilla ha rivendicato il valore formativo dell’università come luogo non solo di istruzione, ma anche inteso ad interpretare la realtà nella sua complessità.

Il professor Mario Calderini ha richiamato “il crescente disallineamento tra scienza, politica e società” un divario che alimenta quella che definisce “una crisi dell’immaginazione”, ovvero la difficoltà collettiva di pensare alternative ai modelli che generano le crisi del presente. “I giovani devono essere messi nella condizione di immaginare”, ha affermato, sottolineando come questo richieda esperienze concrete in ecosistemi come MIND e in università intese come presidi di sperimentazione, dove è possibile costruire visioni diverse di futuro attraverso la pratica e la contaminazione tra competenze. Calderini ha infine ricordato l’importanza di progettare con cura non solo gli spazi fisici dell’innovazione, ma soprattutto il loro valore intangibile: “La conoscenza, le relazioni e le comunità vanno progettate con la stessa attenzione con cui progettiamo gli infissi di un edificio. L’Italia è piena di luoghi ben costruiti ma con risultati intangibili disastrosi. Quando gli spazi diventano funzionali all’intangibile che intendono generare, accadono invece operazioni straordinarie”, conclude Calderini.
“Le università hanno il preciso compito di essere un presidio di conoscenza e innovazione, un catalizzatore di cambiamento sociale, economico e culturale, e al contempo un fondamentale fattore di mediazione. In tal senso, il carattere multidisciplinare di grandi atenei pubblici come la Statale di Milano è una risorsa unica per interpretare la complessità favorendo l’interazione tra aree apparentemente lontane, perché, per realizzare autentico valore sociale e costruire una cittadinanza consapevole, attiva e che sappia riconoscere nei valori di coesione, inclusività e pluralismo i pilastri della vita civile, l’accelerazione tecnologica richiede infatti il supporto della riflessione etica e delle discipline giuridiche, sociologiche, economiche”, spiega Marina Brambilla, Rettrice dell’Università degli Studi di Milano
I relatori hanno approfondito diversi temi dialogando e ascoltando le domande e i progetti di giovani studenti, ricercatori e cooperatori.

“Il Social Innovation Campus è il luogo dove il futuro prende forma insieme ai giovani. Al centro c’è un’idea semplice e potente, non senza insidie: la tecnologia può rendere migliore la vita delle persone. L’intelligenza artificiale sta già abbattendo barriere, facilitando l’accesso alla cultura, creando nuove possibilità di lavoro per chi spesso ne è escluso. Progetti come il bar giapponese servito da robot avatar – che permettono a persone con gravi disabilità di lavorare da casa – ci ricordano che l’innovazione, quando è guidata da valori umani, può restituire dignità e relazione. Tutto ciò è al centro del grande programma di intervento presentato alcuni giorni fa: “Destinazione Autonomia” con cui vogliamo accompagnare questo cambiamento: 20mln di euro per costruire percorsi di vita indipendente, su misura, delle persone con disabilità, anche grazie alle potenzialità della tecnologia inclusiva, ma mettendo al centro sempre le relazioni umane. E i giovani del Campus ci mostrano che è possibile: idee come quelle che hanno dato vita ai progetti che ci hanno presentato, come SOFIA o AliDigitali, nascono per includere, per permettere a tutti di partecipare davvero. Questo è il futuro che vogliamo: una tecnologia che non sostituisce le persone, ma le sostiene. Una società che non lascia indietro nessuno. Ed è insieme ai giovani che possiamo renderlo realtà”, dichiara Giovanni Azzone, Presidente di Fondazione Cariplo.

“MIND è un luogo unico perché è un laboratorio dove sperimentare modelli di sviluppo sostenibile per il futuro. Non è solo uno spazio fisico, nel quale convivono e collaborano soggetti molto diversi tra loro accomunati dall’attenzione all’innovazione, ma anche un insieme di relazioni che va ben oltre il perimetro dell’area. Oggi all’apertura del Social Innovation Campus, per esempio, è nata l’idea di collaborare con il sistema di cooperative di comunità che lavorano in aree interne del nostro paese. E non solo per uno scambio su formazione, incubazione e accompagnamento alle imprese che potrebbero fornire la nostra Fondazione, le aziende e altre realtà di MIND, ma anche per sperimentare in questo distretto di innovazione modelli cooperativi per un abitare inclusivo e per l’attivazione delle persone e dei giovani in grado di rafforzare le comunità nelle aree urbane”, afferma Massimo Minelli, Presidente di Fondazione Triulza ETS
Il Social Innovation Campus di Fondazione Triulza è diventato un appuntamento imperdibile sull’innovazione sociale per le nuove generazioni, per le realtà del Terzo Settore, dell’economia sociale, aziende, centri di ricerca, università e per tutti coloro che sono interessati all’impatto sociale e alla valorizzazione dei talenti. Domani, giovedì 26 febbraio al pomeriggio si svolgerà la premiazione dei progetti sviluppati dai 31 team partecipanti agli hackathon in presenza e online. Fino a venerdì 27 proseguiranno i numerosi incontri e laboratori in presenza e online in programma in linea con i percorsi d’orientamento, PCTO ed educazione alla cittadinanza. www.sicampus.org
OLTRE 70 PARTNER DEL SOCIAL INNOVATION CAMPUS 2026 – PROTAGONISTI DEL PROGRAMMA CULTURALE.